Recensione di: Giorgio Cavalli, Cristo e Dioniso. Dialogo immaginario tra Agostino e Niestzsche, Cantagalli, Siena 2026 (p. 131)
Per i tipi dell’editrice Cantagalli è appena uscito di Giorgio Cavalli il dialogo filosofico-teatrale Cristo e Dioniso. Dialogo immaginario tra Agostino e Nietzsche. Immediatamente verrebbe da chiedersi che cosa mai potrebbero avere in comune due pensatori come Agostino d’Ippona (IV e V sec.) e Friedrich Nietzsche (1844-1900). Il primo assiste alla caduta dell’Impero romano, l’altro vive nel travagliato periodo dello scontro tra imperialismi che condurrà allo scoppio della Prima guerra mondiale. Uno scopre che Dio esiste e che si prende cura dell’uomo, l’altro svela l’inganno di un “dio” che l’uomo si crea per coprire la vergogna della propria impotenza e perciò egli dichiara che “Dio è morto!”.
Un medesimo cuore
Tuttavia all’autore è stato possibile farli dialogare come se i due fossero addirittura “contemporanei”, non solo perché l’uomo – di qualunque tempo- sente che certe tematiche sono costitutive del proprio destino e hanno perciò un valore universale (il senso del tempo, l’amicizia, la ricerca del vero, la bellezza, il dramma della morte, il dolore della perdita…), ma soprattutto perché il loro dialogo – ancorché filosofico – avviene con linguaggio piano, elementare e per nulla tecnico: si tratta di un dialogo appunto “teatrale”, immaginario, vivo.
L’autore, già docente di scuola superiore, non è certo alla sua prima esperienza di scrittura. Agostino e Nietzsche vengono qui fatti incontrare sul palcoscenico della storia bruciando i 1.400 anni che li separano con domande pressanti, e in un susseguirsi di battute degne di una sceneggiatura del migliore film di Ingmar Bergman.
Un dialogo anche per le scuole
L’autore è riuscito nell’impresa di costruire un dialogo che sfonda i confini del tempo grazie anche alla sua passione per i giovani, all’amore per la loro giovinezza e per una scuola che sappia vedere negli studenti persone tese non a contendere per il merito, ma alla ricerca di se stesse, di un senso della realtà, con le domande tipiche di una mente lucida e di un cuore pulsante.
L’inquieta ricerca della bellezza
Per Agostino come per Nietzsche la vita è scoperta e incontro, ma se per il vescovo d’Ippona l’incontro è con una persona (l’evento di un uomo nuovo), per Friedrich è con un’idea di uomo “pensato” (l’oltreuomo). Se per il primo la bellezza è comunione con il Tutto senza mai perdere il proprio volto, per il secondo essa è una titanica autoaffermazione della volontà fino all’abisso dell’eterno ritorno, nell’oscillazione pericolosa tra il ri-volere quello che siamo e il dionisiaco dissolversi del sé in un fatalismo nichilista che non lascia più traccia alcuna dell’io.
Il dramma si conclude così sull’enigmatica follia di Nietzsche, lasciando aperta per il lettore la domanda sul senso del vivere.




