Anche Dio trema e non dorme:
di queste mie notti insonni di Luca Pizzolitto
I poeti sono persone che fanno “il turno di notte”, come diceva Izet Sarajlić, vegliano sulle rovine ma anche sulle gioie del mondo; per questo l’insonnia che contraddistingue il loro operato è molto spesso un distillato d’oro che anticipa la prima luce del giorno. Sicuramente ciò si può dire di Luca Pizzolitto, il quale fa dono agli amici di un libretto fuori commercio edito da peQuod in tiratura limitata (50 copie), di queste mie notti insonni (la minuscola è del titolo).
Il sottoscritto, che ha il privilegio di godere dell’amicizia di Pizzolitto, si ritrova dunque tra le mani una copia del corpo a corpo del poeta con le ore della notte, le più ricche di agonia per la carne e di frutti per lo spirito, secondo l’esempio che rimanda alla semantica del Getsemani già sviluppata da Pizzolitto nel precedente libro. Ogni poesia contenuta in di queste mie notti insonni è, si potrebbe dire, un’oliva che noi “visualizziamo” nell’attimo esatto in cui viene schiacciata affinché sgorghi la prima goccia di olio: «È qui che si compie / l’esistere di ora, / il mio ritorno a casa». Dal frantoio della notte («nero inferno della notte») il poeta non sembra intenzionato ad uscire prima di aver compiuto il passo iniziale sulla via del ritorno che porta una chiara missione: «Alzati, ora; veglia la notte e il canto». E così l’olio della poesia va a sanare «il fianco trafitto d’abisso», «il fianco offeso della bellezza» di chi si pone davanti alla vita senza schermi, con l’irrequietezza di chi cerca – «randagio in terre di misera gioia» – quell’«inizio di tutte le cose» che coincide infine con un vastissimo «silenzio» che tacita intenzioni e false promesse. La prerogativa di questo luogo aurorale, che Pizzolitto ci mostra scarno come pietra e apparentemente inospitale come un deserto, è che non occorrono parole – neanche quelle, bellissime, dei poeti amati (Turoldo, Guidacci, Hillesum, ecc.) e qui chiamati a dialogare con i testi più autobiografici della parte centrale del libro – perché l’unica verità da enunciare – evidenza e certezza che giunge con la luce dell’alba – ha un fragore che sconquassa le budella dell’essere: «Anche Dio trema davanti / agli occhi di un bambino».
(Pietro Russo)
Luca Pizzolitto, di queste mie notti insonni, Ancona, peQuod, 2024, edizione fuori commercio.

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