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Mappe #22

Anche Dio trema e non dorme:

di queste mie notti insonni di Luca Pizzolitto

I poeti sono persone che fanno “il turno di notte”, come diceva Izet Sarajlić, vegliano sulle rovine ma anche sulle gioie del mondo; per questo l’insonnia che contraddistingue il loro operato è molto spesso un distillato d’oro che anticipa la prima luce del giorno. Sicuramente ciò si può dire di Luca Pizzolitto, il quale fa dono agli amici di un libretto fuori commercio edito da peQuod in tiratura limitata (50 copie), di queste mie notti insonni (la minuscola è del titolo).

Il sottoscritto, che ha il privilegio di godere dell’amicizia di Pizzolitto, si ritrova dunque tra le mani una copia del corpo a corpo del poeta con le ore della notte, le più ricche di agonia per la carne e di frutti per lo spirito, secondo l’esempio che rimanda alla semantica del Getsemani già sviluppata da Pizzolitto nel precedente libro. Ogni poesia contenuta in di queste mie notti insonni è, si potrebbe dire, un’oliva che noi “visualizziamo” nell’attimo esatto in cui viene schiacciata affinché sgorghi la prima goccia di olio: «È qui che si compie / l’esistere di ora, / il mio ritorno a casa». Dal frantoio della notte («nero inferno della notte») il poeta non sembra intenzionato ad uscire prima di aver compiuto il passo iniziale sulla via del ritorno che porta una chiara missione: «Alzati, ora; veglia la notte e il canto». E così l’olio della poesia va a sanare «il fianco trafitto d’abisso», «il fianco offeso della bellezza» di chi si pone davanti alla vita senza schermi, con l’irrequietezza di chi cerca – «randagio in terre di misera gioia» – quell’«inizio di tutte le cose» che coincide infine con un vastissimo «silenzio» che tacita intenzioni e false promesse. La prerogativa di questo luogo aurorale, che Pizzolitto ci mostra scarno come pietra e apparentemente inospitale come un deserto, è che non occorrono parole – neanche quelle, bellissime, dei poeti amati (Turoldo, Guidacci, Hillesum, ecc.) e qui chiamati a dialogare con i testi più autobiografici della parte centrale del libro – perché l’unica verità da enunciare – evidenza e certezza che giunge con la luce dell’alba – ha un fragore che sconquassa le budella dell’essere: «Anche Dio trema davanti / agli occhi di un bambino».

(Pietro Russo)

Luca Pizzolitto, di queste mie notti insonni, Ancona, peQuod, 2024, edizione fuori commercio.

Mappe #11

«Mi arrendo all’ineffabile». Il Getsemani di Pizzolitto

Nella Basilica dell’Agonia, sul Monte degli Ulivi, ci si trova davanti alla roccia sulla quale Gesù pregò la notte prima del suo arresto. Davanti alla pietra del Getsemani c’è un momento di silenzio e insieme di «resa / incondizionata», si è riportati a quel «deserto delle / cose» in cui emerge la nuda verità del nostro essere. È un silenzio che si fa insieme domanda e grido, come quello del buon ladrone San Dismas – venerato il 25 marzo nel Martirologio Romano – capace di spalancare gli abissi per entrare nel Regno, come scrive Pizzolitto: «Disma, ora trema e fiorisce l’abisso». Quello di Pizzolitto è un libro di atmosfere rarefatte e sospese, dominato da un senso profondo di mancanza che pervade il paesaggio: «Miseria di sassi e rovine / si posa il deserto di spine / sui volti, la misura / è colma, la via segreta / oggi anche i rami / tengono a stento / l’inverno». Distanze e lontananze abitano questa scrittura che non teme di nominare Dio e le molteplici «geografie» della sua sete, che accoglie continui echi, frammenti e citazioni che vanno dai Salmi al visionario Carnevali o al greco Elitis. Davanti al Getsemani ogni umana consapevolezza dell’impotenza umana di fronte al dolore – o anche del più misero tradimento – è trasformata in resa incondizionata, totale, ma resa che può mutarsi in abbandono e liberarsi in canto: «Mi arrendo all’ineffabile / ancestrale silenzio / in luminoso vuoto. / Io oggi solo in Te / trovo pace, riposo».

(Massimiliano Mandorlo)

LUCA PIZZOLITTO, Getsemani, prefazione di Roberto Deidier, Ancona, Pequod, 2023, pp. 88, € 14.

Mappe #10

«Con gli occhi della prima volta»: il paese nascosto di Luca Nicoletti

C’è un paese nascosto nella poesia del romagnolo Luca Nicoletti, un paese – avverte Pontiggia nella prefazione – «non solo dell’anima, ma una comunità concreta». Colpisce, in questa poesia alla ricerca di luoghi veri e familiari, di una «piccola comunità» nel nostro tempo, lo sguardo estatico che si sofferma con stupore sugli elementi animali e naturali: lucertole, uccelli, il passaggio lento dei gabbiani, i rami e i bianchi petali del pruno, i monti «grandi e protettivi». Oppure la presenza «comprensiva» ed enigmatica al tempo stesso della luna, vista «con gli occhi / della prima volta». Lo sguardo del poeta, che ha in sé gli stessi paesaggi e istanti trattenuti dalle inquadrature fotografiche della madre Rosita Nicoletti – nota fotografa riccionese – sa cantare l’incanto struggente della Riviera anche nel suo lato nascosto e silenzioso, lontano dal chiasso estivo. Così attraversiamo la «Valconca divina, abissale», San Clemente e le «poche case» di Agello, quasi invisibili, le «pietre bianche / del Coriano Ridge War Cemetery» che sembrano disegnare fantastici arabeschi. E ancora la Riviera con gli alberghi ancora chiusi e «ogni luogo abbandonato», Zandonai «viale del tempo», l’esplodere delle gemme sui rami al Parco della Resistenza o, verso il confine, il castello «senza perdono» di Gradara, Bel-Sit a Gabicce Monte con la sua terrazza immersa «in quell’abbraccio di vento». Lontane dalle parole sicure e potenti dei «dittatori nelle vite degli altri», quelle della poesia di Nicoletti sembrano porsi umilmente in discussione e in dialogo, celebrando il continuo accadimento delle cose: «inquadra l’orizzonte, il cielo / decidi quanto / radici e nulla, celeste e confinato / nulla, respiro / che aspetta il nostro sguardo / i germogli, le foglie tenere / l’illusione che ci accende».

(Massimiliano Mandorlo)

LUCA NICOLETTI, Il paese nascosto, prefazione di Giancarlo Pontiggia, Ancona, Pequod, 2019, pp. 101, € 15.

LUCA NICOLETTI, Rappresentazione della luna, Pasturana (AL), Puntoacapo, 2023, pp. 92, € 15.

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